LOTTA AI TRAFFICI ILLEGALI, I GRANDI DEL MONDO: SI ALLA DICHIARAZIONE DI INTENTI

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Martedì, 11 Febbraio 2014

Firmata dai grandi del mondo presenti alla Conferenza Londra la dichiarazione d’intenti sui traffici illegali, che impegna le nazioni a mantenere attivo e a rinforzare il controllo sul mercato delle specie selvatiche per contenere il contrabbando e il commercio illegale. “E’ un passo fondamentale per intraprendere azioni decisive e urgenti nel contrasto al commercio illegale di specie selvatiche”, ha detto Flavio Mario Cirillo, sottosegretario del ministero dell’Ambiente.
Più di 11 mila specie di animali sono a rischio di estinzione, secondo la stima dell’Unione mondiale per la natura (Iucn). I trafficanti di specie rare aumentano il rischio di estinzione per numerosi animali, come gli elefanti ricercati per l’avorio o il pangolino cinese usato a scopi medicinali. La Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora a rischio (Cites) ha proibito il commercio di oltre 600 specie animali, fra cui scimmie e grandi felini, elefanti e rinoceronti, tartarughe marine, coccodrilli e serpenti. Secondo la Uicn però il bracconaggio è in continua crescita. Nello scorso anno, infatti, si è registrato un aumento del commercio illegale di animali del 43%. Sono i dati che arrivano dalla Conferenza di Londra. Dove Cirillo, rappresentante del governo italiano, ha sottolineato: “L’importante ruolo che le organizzazioni non governative, le istituzioni accademiche e il settore privato possono giocare insieme con i governi per vincere questa sfida per il futuro”. Un giro d’affari che oscilla tra i 10 e i 20 miliardi di dollari l’anno: tanto vale il traffico illecito di fauna selvatica nel mondo, secondo le stime effettuate dal programma Traffic del Wwf. Un’attività “sempre più legata alle organizzazioni criminali transnazionali”. Questo traffico illegale e’ anche la principale causa di perdita di biodiversità: ogni anno, milioni di esemplari di specie rare di animali e piante vengono rimossi dal loro ambiente, e contrabbandati nei mercati. “Il ministero dell’Ambiente italiano – aggiunge Cirillo – negli ultimi anni ha adottato una serie di misure per affrontare il problema del commercio illegale di fauna selvatica attraverso l’attivita’ del Corpo forestale dello Stato, ottenendo importanti risultati”
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Il commercio illegale di fauna e flora selvatica, in ogni caso, è un problema globale che ha radici locali. Per il Wwf, il bracconaggio ha un forte impatto su migliaia di specie e molte di queste sono simbolo della crisi della biodiversità: il numero di rinoceronti uccisi illegalmente nel solo Sud Africa è salito a oltre 1.000 lo scorso anno dagli appena 13 esemplari uccisi dal bracconaggio sei anni fa. Le ultime stime parlano oramai di solo 3.200 tigri rimaste in natura e per la tigre di Sumatra abbiamo solo pochi anni per non perderla come quella di Bali e di Giava, e, secondo stime recenti, sono oltre 20.000 gli elefanti africani illegalmente uccisi nel solo 2012.
“Un messaggio forte”. E’ il commento di Isabella Pratesi, responsabile Conservazione internazionale del Wwf Italia. “Il commercio illegale – afferma in una nota – costituisce una minaccia globale serissima alla biodiversità, paragonabile ad una vera e propria ‘estinzione di massa’. Ci auguriamo che anche l’Italia, che è un grande consumatore di risorse naturali, il primo mercato di pelli di rettile dall’Asia e di legname dalle ultime foreste della tigre, sappia e si decida a fare la sua parte”.