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IL POPOLO BUE GUARDA IL DITO MA NON LA LUNA….QUESTA LUNA.

9 Maggio 2019

Le patenti di correttezza non le può dare la magistratura da cui da qualche tempo emergono fatti inquietanti dell’uso della “giustizia” per arricchimento personale.
Il popolo bue, quello dei 5stelle s’intende, è tutto preso, seduto sul divano contento di fare nulla ma con 200 euro del reddito di cittadinanza, a sbraitare sbavando contro la “politica” corrotta e non guarda quello che sta accadendo dentro la magistratura che non è immune alla corruzione, come questi episodi confermano.
Solo che l’asimmetria sta nel fatto che i magistrati vengono giudicati da altri magistrati mentre i politici vengono giudicati dai magistrati.
Purtroppo i politici di oggi sono mediamente di basso livello, (i 5stelle meno della media), e non si occupano collegialmente del buon andamento e imparzialità della cosa pubblica, come la costituzione prevede, ma solo di sputtanare il proprio nemico politico con l’obiettivo individuale di mantenere la sedia, facendo perdere alla “politica”, in quanto potere delegato dal popolo, il primato di unico vero regolatore del nostro sistema sociale
Non si rendono conto che non c’è futuro senza riforma della giustizia che passi dalla separazione delle carriere per arrivare all’abolizione di reati come “traffico d’influenze” o della “riforma della prescrizione” che è un inno alla giustizialismo manettaro e forcaiolo della peggior specie.
Berlusconi l’aveva capito ma poi tra nani, ballerine e interessi propri ha perso la grande occasione di cambiamento ed oggi non è più credibile.
Quindi serve un altra Forza politica che comprenda il gravissimo rischio “venezuela” che stiamo correndo.
Leggete le dichiarazioni di questo magistrato inquisito e magari, se non siete 5stelle, capirete
«Effettivamente c’è stata la mia deviazione dal punto di vista morale di magistrato e tutto il resto».
Antonio Savasta ha ammesso di aver preso circa 120mila euro: un sacco di soldi per vendere la giustizia, eppure quasi nulla rispetto alle molte centinaia di migliaia di euro che sembrerebbero essere passati di mano negli anni in cui nel Tribunale di Trani era in servizio la cricca dei giudici.
L’ex pm ha confessato, ammettendo le responsabilità in oltre 200 pagine di verbali: «Ero ai limiti, vi dico sinceramente, del suicidio, vi giuro ho pensato un giorno di buttarmi sotto la metro, non ce la facevo più».
Ma ha anche detto di sentirsi «ricattato» da Michele Nardi, l’ex gip tuttora in carcere, e da Flavio D’Introno per conto del quale ha creato procedimenti penali fasulli allo scopo di proteggere l’imprenditore da un processo per usura.

Trani, ex pm arrestato Savasta: «Mi sono venduto per 120mila euro»

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