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GUARDARE IN FACCIA LA REALTÀ

23 Luglio 2020

A partire dall’anno prossimo, il nostro paese avrà accesso a una quantità senza precedenti di risorse europee, finanziate in parte da forme inedite di fiscalità comune (ancora da esplorare) e perlopiù dai contributi degli Stati membri. Questi fondi saranno vincolati a forti condizionalità sia riguardo la loro destinazione, sia nel senso che dovranno essere accompagnati da un percorso di riforme strutturali. È, insomma, l’ennesimo tentativo di ripensare il vincolo esterno, che tuttavia nel passato – almeno nel nostro paese – si è dimostrato meno efficace di quanto sperato. Se anche questa volta andrà così, vi è un serio rischio che il nostro paese si trovi intrappolato in un equilibrio di bassa produttività e pesante dipendenza dai finanziamenti esterni, che però prima o poi finiranno. E, quindi, i fondi Ue possono essere volano di sviluppo se ben utilizzati, ma possono essere anche un elemento di freno e strumento di conservazione dell’esistente. Visto il modo in cui l’esecutivo sta gestendo l’emergenza economica – nazionalizzazioni, cassa integrazione a 360 gradi e divieto di licenziamento – c’è più di una ragione per essere preoccupati.

Europa. I soldi non fanno le riforme

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