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Dal cresci Italia al decreto dignità

5 luglio 2018

Dal cresci Italia al decreto dignità, è tutto un fiorire di «misure a sostegno» e «interventi per il rilancio».
Si fa fatica a comprendere come possa esserci, però, dignità e crescita, in un paese in cui persone e imprese sono private della metà dei frutti del loro impegno.
La comparazione con gli altri paesi dell’Eurozona, si è detto, rivela che siamo sopra la media. Forse anche questo spiega perché facciamo così fatica, rispetto agli altri, ad uscire dalla crisi economica. In un paese dove si viene tassati per la metà del tempo in cui si lavora, non è facile usare quanto si è guadagnato per consumare e investire, e quindi crescere.
Sarebbe il tempo, prima che sia troppo tardi, che alla generosa mente di chi governa venga l’idea di tentare l’unico ‘salva-Italia’ che ancora non è stato sperimentato: un ‘decreto libertà’, che abbia l’obiettivo di una seria e complessiva riduzione della pressione fiscale, anche solo per allinearla alla media dell’Eurozona.
Perché non si dà dignità senza libertà: contrariamente a quanti pensano che invece la dignità si fondi sui vincoli, sulle restrizioni e sulle proibizioni.

Una repubblica fondata sulle tasse

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